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A Canelli vendemmia con il caldo

A Canelli si vendemmia con il caldo già raccolte metà delle uve Moscato

Pare difficile crederlo, ma al 26 di agosto quasi il 50% del Moscato è stato già vendemmiato «eppure è così – il primo commento di Flavio Scagliola, moscatista e vicepresidente del consorzio dell’Asti -. Un moscato che ha quadro aromatico, un discreta acidità. Ora possiamo dirlo: questa non sarà la miglior vendemmia del secolo, ma sicuramente migliore rispetto alle aspettative». 

 

I suoi vigneti sono in cima ad una collina. Tira un po’ di brezza, ma il termometro è implacabile: 30 gradi alle 12.  

 

«Soffre il caldo chi vendemmia e soffre il caldo persino l’uva – aggiunge stanco, ma sorridente -. Forse sì, è arrivato il momento di pensare ad un’altra vendemmia. A far tintinnare i forbicioni se non la notte, la mattina presto».  

 

In Sicilia lo si fa da decenni. In Piemonte non lo si è mai fatto. «Io andavo a scuola il 15 settembre – aggiunge Scagliola – e quando da bambini si tornava sui banchi i genitori iniziavano a vendemmiare il Moscato». Un’ uva precoce, per la Barbera si poteva arrivare anche a fine settembre. «Ora invece possiamo iniziare – aggiunge aveva detto Filippo Mobrici, presidente del consorzio della Barbera -. Credo che la prossima settimana, tra lunedì e martedì, più di un barberista inizierà la raccolta».  

 

Una raccolta anomala per il caldo intenso e la siccità straordinaria che ha portato le uve non ad una vera e propria maturazione, ma ad una concentrazione. «Saranno due vendemmie in una – prosegue Mobrici -. La maturazione è disomogenea ed anche all’interno dello stesso vigneto si possono trovare grappoli già maturi e grappoli ancora acerbi. Se non vale il calendario dei nonni, possono valere le loro abitudini: passare due volte, a distanza di qualche giorno, per raccogliere solo grappoli maturi». 

 

Quantità scarsa  

Se il primo pensiero per la vendemmia 2017 era «la qualità» ora, con dati che rasserenano, ma non negano gli squilibri, la preoccupazione sta tutta per la quantità. «Poca. Pochissima uva per altro asciutta – la prima dichiarazione di Romano Dolgiotti, presidente del consorzio dell’Asti –. Ci sono moscatisti che faticano a fare 50 quintali di uva. Altri si avvicinano agli 80 e pochi superano i 100 quintali».  

Eppure in vista dell’accordo, che accordo non è più, per molti 80 quintali per ettaro di Docg erano pochi. «La scelta giusta – aggiunge convinto Scagliola -. Ridurremo di molto le scorte e dal 2018 potremo tornare a programmare una vendemmia da post crisi». Ora però tutti si preoccupano della raccolta 2017. Qualità per poter andare sui mercati con un prodotto riconoscibile. Qualità che si ottiene lottando contro il caldo ed ogni cantina cerca escamotage. Ad esempio a Santo Stefano Belbo, nelle cantine Toso, si lavorano i grappoli di moscato appena raccolti raffreddandoli. Un modo per salvare aroma ed avere un vino che sa di uva: l’unico al mondo. Il Moscato d’Asti. 

VIGNA TECH articolo su La Stampa
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